
Quando pensiamo al Nebbiolo, due nomi arrivano quasi automaticamente: Barolo e Barbaresco.
Comprensibile. Ma fermarsi qui significa conoscere soltanto una parte della storia.
Perché il Nebbiolo ha più identità di un attore trasformista e, spostandosi da un territorio all’altro, riesce a mostrare caratteristiche molto diverse.

Nebbiolo: un vitigno, tante identità
In che senso?
Il Nebbiolo si “nasconde” in diverse zone d’Italia, magari meno nominate rispetto a Barolo e Barbaresco, ma decisamente interessanti.
Il punto è proprio questo: il Nebbiolo cambia volto a seconda del territorio in cui nasce.
E basta spostarsi tra alcune denominazioni per accorgersene.

Il Nebbiolo nell’Alto Piemonte
Partiamo dall’Alto Piemonte, dove troviamo due esempi particolarmente interessanti: Gattinara e Ghemme.
Gattinara DOCG
Nel Gattinara DOCG il Nebbiolo mostra il suo lato più elegante e minerale.
Stesso vitigno, ma un’identità diversa da quella che siamo abituati ad associare immediatamente ai nomi più celebri delle Langhe.
Ghemme DOCG
Ci spostiamo tra le colline novaresi e troviamo il Ghemme DOCG.
Qui il Nebbiolo cambia ancora registro: diventa più strutturato e profondo, accompagnato da una freschezza che non passa inosservata.
E fuori dal Piemonte?
Il viaggio non è ancora finito.
Il Nebbiolo in Valtellina
In Lombardia troviamo il Valtellina Superiore DOCG.
Qui si sale in quota e cambia tutto: tra vigneti di montagna e pendenze importanti, il Nebbiolo assume un carattere più sottile e verticale.
Ancora una volta stesso vitigno, altra faccia.
Le altre denominazioni del Nebbiolo
E poi?
Gattinara, Ghemme e Valtellina Superiore sono soltanto alcuni esempi.
Sono tante le denominazioni che raccontano il Nebbiolo lontano dai soliti radar: Bramaterra, Lessona, Fara, Sizzano, Carema, Colline Novaresi, Coste della Sesia, Valli Ossolane, Sforzato di Valtellina, Donnas e Albugnano, solo per citarne alcune.





