
Quando si parla di Casa Bianca, l’immaginario corre subito a cene di Stato impeccabili, tavole apparecchiate con rigore assoluto e menù studiati nei minimi dettagli per rappresentare il volto ufficiale degli Stati Uniti al mondo.
Eppure, tra porcellane istituzionali e ricette d’autore, c’è un elemento che più di altri racconta gusti, epoche e personalità di chi ha abitato quelle sale: il vino.
Il ritorno del vino dopo il Proibizionismo
Per comprendere il ruolo del vino alla Casa Bianca bisogna partire da un momento chiave della storia americana: la fine del Proibizionismo.
Con Franklin D. Roosevelt, il vino torna ufficialmente sulle tavole presidenziali. Durante i banchetti di Stato, la Casa Bianca diventa una vetrina per i grandi vini californiani, simbolo di rinascita, orgoglio nazionale e modernità.

L’eleganza francese di John F. Kennedy
Con John F. Kennedy e Jacqueline Kennedy, il vino alla Casa Bianca assume un’impronta decisamente europea.
La coppia presidenziale nutre una vera passione per la Francia, che si riflette anche nelle scelte enologiche: Champagne Veuve Clicquot, grandi Bordeaux firmati dai più celebri château e Bourgogne raffinate accompagnano le cene ufficiali, contribuendo a definire uno stile elegante e cosmopolita.

I gusti selettivi di Richard Nixon
Richard Nixon aveva preferenze molto precise, che spaziano tra Vecchio e Nuovo Mondo.
Tra i vini più apprezzati figurano il Riesling tedesco, scelto per la sua freschezza e precisione, il Cabernet Sauvignon californiano e naturalmente lo Champagne francese, immancabile nei momenti più formali.

Donald Trump e un periodo fuori dagli schemi
Oggi l’era Trump segna una parentesi decisamente atipica nella storia del vino alla Casa Bianca.
Il presidente, notoriamente astemio, predilige alternative decisamente lontane dalla tradizione, come la celebre lattina di Diet Coke.
Una scelta che rompe con decenni di ritualità enologica presidenziale.






